NESSUNO E’ PERFETTO DA SOLO

Alla memoria mi tornan le streghe, molte femmine innocenti son state sul rogo, con la sola accusa devastante e lacerante, che le esponeva come se avessero un marchio impresso sulle loro anime: definite, le avevano giudicate, donne libere.
La forza e la tenacia di ricominciare tutto da capo dobbiamo ricercarla nei nostri antenati che per sopravvivere sempre e continuamente si adattavano ai nuovi mutamenti e ogni giorno cercavano di ricostruire ciò che la forza della natura aveva spazzato via.
Alcuni ostentano il loro vuoto interiore che come una lacuna è.
Non devono piangere, non devono ridere, ma il loro cuore e la loro anima possono solo sorridere di queste creature piene di difetti che sono venute al mondo solo per errore. La paura provata non spense però la loro curiosità che rimase sempre viva insieme alla loro incoscienza. La noia, la frustrazione, di giorni passati accanto a un compagno che la monotonia di giorni tutti uguali, passati a vivere e a lottare, ha reso per molto tempo, troppo, antico, nemico, per qualche ora amante e per troppo breve tempo, amico.
Le tue certezze non sono sagome di carta o giganti dai piedi d’argilla ma punti fermi che come stelle nel firmamento ti indicano la via e ti fanno percorrere la direzione giusta.
Le mani, le sue, son piene di frutti, raccolti nei campi incolti e abbandonati da chi, bambino si era dimenticato di essere: l’ingenuità si era trasformata in falsa pietà e la sola,loro corsa, è tesa verso ideali che coprono la vita e la dipingono di grigio. Si vivono momenti di pazzia e ti senti percorsa da brividi di euforia. Nei nostri gesti finzione non c’è. L’anima si accende di un sorriso che risplende. Fantasie, malinconie, favole sono fanciulle che scendono in ciabatte, svelano i loro segreti e li fanno navigare e anche, quando la testa gira, san dir di no a chi mente e poi si pente.
C’è chi, libero, passeggia nei giardini del Paradiso, aveva tanti difetti ora è perfetto.
La luna ci fece l’occhiolino e il suo ipotetico braccio si allungò per racchiudere nella sua piccola mano mille stelline di polvere d’oro e d’argento. Il suo messaggio, romantico, fu.
Come una fiammella che brucia la candela, così la speranza accendeva i loro cuori.
Con dolcezza uso particolari parole per non ferirti, cercando di farti capire senza tradirti, senza rapirti dal tuo mondo incantato fatto di frivolezze e delicatezze. Non voglio spezzare l’incanto di quelle trine, di quei merletti, che tessono una ragnatela intorno a te.
Anche se noi volevamo dilatare il tempo, volevamo tramutare i secondi in minuti, le ore in giorni, i di’ e le notti in settimane senza fine.
E divenne malattia….quel breve attimo di follia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.