CINEMA: Gli Intoccabili

Eccomi qua…

In questo nuovo appuntamento parleremo di un film datato 1987: Gli Intoccabili.

Per cominciare andiamo ad elencare i premi vinti da questo stupendo film nel 1988: 1 Oscar e 1 Golden Globe a Sean Connery come Miglior Attore non Protagonista, 1 Grammy Award ed 1 Nastro d’Argento come Migliore Colonna Sonora, scritta, per la cronaca, dal nostro grande e amato Ennio Morricone.

Il cast presenta, oltre al pluripremiato Sean Connery nella parte del poliziotto irlandese James Malone, anche Kevin Costner, nella parte dell’agente federale Eliott Ness, Andy Garcia, nella parte del poliziotto prelevato direttamente dall’Accademia di origini italiane Giuseppe Petri/George Stone, ed un monumentale Robert De Niro che interpreta magistralmente il boss Al Capone.

La storia è quella vera, ovviamente romanzata, della cattura e condanna, per evasione fiscale, del boss mafioso di Chicago, Al Capone.

Siamo nel periodo americano del Proibizionismo, che va dagli anni ‘20 ai ‘30. Il contrabbando di alcolici rende molto bene al locale boss mafioso (De Niro). Ma in città arriva l’agente federale del tesoro Eliott Ness, il quale, deciso a sconfiggere Capone, trova l’aiuto dell’anziano ed incorruttibile agente Malone (Connery), che decide di aiutarlo. A loro si uniranno l’agente del fisco Oscar Fallace (Charles Martin Smith) e, reclutato da Malone senza intermediari dalla scuola di Polizia, George Stone. Malone ne intuisce immediatamente le origini e si scopre che il suo vero nome, italiano, è Giuseppe Petri, ma questo non influisce sull’esito del suo reclutamento, anzi.

Questi quattro paladini della giustizia, gli intoccabili appunto, cominciano a mettere pressione sul collo di Capone, con un’irruzione in un magazzino dove sono nascosti i liquori destinati al contrabbando. Poi con una spettacolare azione al confine canadese, riescono a catturare uno dei contabili di Capone, tale George, che viene, diciamo così, convinto con mezzi spiccioli, a collaborare con la polizia. Ma non hanno fatto i conti con il boss, che grazie al suo braccio destro, Frank Nitti (Billy Drago), ed aiutato dalla strisciante corruzione di alcuni poliziotti, fa si che George venga ucciso mentre è scortato da Wallace, che viene ucciso anch’egli.

Subito dopo Malone riceve una visita indesiderata a casa sua, sempre da Nitti, che senza nessuna remora, lo elimina a colpi d’arma da fuoco.

Quest’ultimo episodio sconvolge Ness, ma le sorprese non mancano. Successivamente i due rimasti vengono a sapere che un altro dei contabili di Capone che fa parte della polizia corrotta, un certo Payne, quella notte sarà alla stazione di Chicago per prendere un treno per Miami.

Ness e Stone vanno alla stazione e, in una scena sulla scalinata della stazione che è una chiara citazione de La Corazzata Potemkin di Ejzenstein, riescono, dopo una violenta sparatoria, ad uccidere tutti i mafiosi di scorta e a portare via il contabile Payne.

Al processo per evasione fiscale, Ness scopre, attraverso l’escamotage di perquisire Nitti armato, un appunto all’interno di una confezione di fiammiferi, che riguarda l’indirizzo dove viveva Malone. Sparatoria, inseguimento fin sul terrazzo del tribunale e conseguente “caduta”, favorita da Ness, di Nitti che precipita su una macchina sottostante. Inoltre scoprono che la giuria è stata corrotta, ma riescono a convincere il Giudice a scambiarla con quella presente in un’aula adiacente.

Durante lo scambio delle giurie, memorabile reazione di Capone che, in un parapiglia generale e frenato da avvocati e polizia, dice a Ness la famosa frase: “Sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo…..”

Alla fine Capone viene condannato a 11 ani per evasione fiscale, non viene punito per i suoi innumerevoli omicidi, ma comunque finisce la sua “carriera” di boss in prigione. Inoltre di li a poco in America verrà abolito il proibizionismo e a tal proposito alla domanda di un giornalista “cosa farà ora?”, Ness risponde: “Andrò a bere un bicchiere…”

Come fa a fallire un film con cotanto cast, considerando che nell’87 Costner era ancora un attore degno di questo nome, Garcia era alle prime armi e Connery ancora impregnato di 007, la regia di Brian DePalma, la musica di Morricone e il guardaroba di Giorgio Armani? La risposta è che non fallisce.

Un incasso che, rapportato all’anno è consistente, di ben 76 milioni di dollari, un grande film per una grande epopea molto americana, sui valori e sull’integrità. La storia vera della fine di un boss, non come sarebbe dovuta essere, forse, ma va bene così…del resto siamo tutti chiacchiere e distintivo.

Al prossimo film, ed alla prossima recensione…

Ciao…

Pinky

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