OMBRE CINESI

Delusa mi voltai, avevo un ritratto tra le mani: lo strappai.

I suoi occhi mi ricordavano ingenuità e purezza.

Vedevo, con la fantasia, il fanciullo che eri.

I suoi capelli lunghi, il pizzetto mi affascinavano al punto che non vedevo altri che te. Vedevo oltre la mente, camminavo con te su strade che: si snodavano come nastri di petali e ognuno aveva un suo colore, ognuno aveva un suo odore. Correvo con te su campi incolti, tu mi prendevi per mano e mi sorreggere quando stavo per cadere. I baratro son troppo profondi, mai sono scesa fino in fondo.

Sempre, però, ho trovato le tue parole, che come una debole fiammella, sapevano rischiare cio’ che anche a me era sconosciuto e l’ignoto del mio inconscio era luminoso anche per te. Le mie debolezze ti affascinavano e mi vedevi, sempre bambina, diversa dalle altre. Persona strana, sono io. Amo ciò che gli altri non amano, non condivido ciò che agli altri appare giusto e giustificato.Le persone con i loro.giudizi e le loro critiche non mi trafiggono.

A volte, però, mi trovo smarrita, in mezzo a un branco di lupi. Al passato appartengono certe folli emozioni che turbinavano intorno a noi e ci facevano sentire uniti, cullati dalla certezza che ciò che pensavo tu pensavi, ciò che volevo, tu volevi. A volte, penso, di aver vissuto un sogno, dove si confondono fantasia e realtà. A volte rincorro ancora nuvole rosa, il mio cuore accelera i battiti e mi ritrovo come Alice nel paese delle meraviglie a vivere ciò che non è, a volere ciò che non posso avere, a veder trasformate belve feroci in mansueti agnelli.

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