C’E’ CHI RIDE SOTTO I BAFFI

Quell’anno inizio’ un po’ in sordina:arrivai a scuola e….quale fu la mia sorpresa…vidi la mia classe rivoluzionata: i compagni erano cambiati, anche i professori e forse…senza rendermene conto…anch’io. I miei sentimenti eran stati feriti: pativo per la perdita dei miei amici e dei professori che per due anni ci avean seguito, sgridato, ascoltato e…ai quali ci eravamo affezionati. Come le dita di una mano eravam diventati, tanto l’affiatamento nostro si era perfezionato. La rivoluzione era cominciata e niente ella era, al confronto di quella francese o illuminista…Alcune materie nuove si eran a noi presentate e il primo.impatto era stato come un virus che s’insidia in noi senza che nessuno l’abbia voluto o cercato. La febbre ci assaliva ogni qual volta sfogliavam le pagine di quei.libri dalle parole astruse che ci facevan sentire ottusi.ma…non era la “febbre del sabato sera”.D’altra parte materie nella quali tutti noi aveam sempre ottenuto il massimo dei voti, ora ci sembravan ostiche. Per alleggerire un po’ l’atmosfera ci eravam inventati nomignoli per i nostri professori che prendevano spunto dal loro modo d’agire o di parlare. La signorina Nervo, spiegava allungando a dismisura il collo, si dilungava, la sua forza era dirompente e prorompente, voleva a tutti i costi essere perfetta e la sua smania di non avere neanche un difetto faceva sì che le vene poste alla base del collo si allargassero e si ingrossassero e piu era la foga del suo parlare forbito e più i rivoli azzurri diventano fiumi e poi laghi. Il nome da noi inventato ci sembrava il più appropriato che esprimeva la sua figura come una caricatura.
Nessuno sapeva parlare correttamente il.francese,la pronuncia era deleteria…la signorina ogni volta che uno di noi parlava metteva la mano sotto la nostra bocca perché dovevamo sputare per parler. Mai ci eravamo sentiti tanto depressi o demoralizzati, persino i migliori della classe versavano calde lacrine per i brutti voti che, senza preferenze, appartenenza o classe, con giustizia spietata, ogni giorno mietevano nuove vittime. Mestamente questo terzo anno era iniziato, ma io pensavo al sabato sera, quando, senza pensare a niente potevo divertirmi o fare pazzie. In questi momenti sfogavo la mia rabbia, diventando uno,nessuno, centomila.

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