Nuovi dati ISTAT: i matrimoni civili superano quelli religiosi e niente figli

Ci si sposa sempre meno e sempre meno in chiesa, ci si sposa più tardi, si fanno sempre meno figli e sono gli over 65 a divorziare. I numeri dell’Istat tracciano l’immagine di un Paese che, in tema di nozze, è cambiato negli ultimi anni. Il dato più inaspettato è quello che ha visto, nel 2018, un clamoroso sorpasso dei matrimoni col rito civile rispetto ai matrimoni in chiesa.

«Quelli dell’Istat – spiega Gian Ettore Gassani, avvocato e presidente dell’Ami (Avvocati matrimonialisti italiani per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia) – sono dati statistici che offrono la fotografia di un Paese che sta cambiando radicalmente. L’Italia è sempre stata il Paese del matrimonio, inteso come una istituzione invincibile e invece le cose non stanno così: nel 1970 furono celebrati 450mila matrimoni, nel 2018 appena 198mila. Sebbene ci sia stato un trend in ascesa del 2%, resta un dato: siamo il penultimo Paese in Europa, dopo la Slovenia, come numero di matrimoni in proporzione al numero degli abitanti. Questo fa pensare. Ovviamente anche in questa analisi bisogna fare dei distinguo: l’Italia del Nord è diversa diverso al Sud: al Nord 4 matrimoni su dieci finiscono in tribunale; al Sud solo l’1,8%, a sottolineare che, a parità di numero di abitanti, c’è una profonda differenza tra le due parti d’Italia».

I matrimoni civili superano quelli religiosi

Lo scorso anno sono stati 195.778 i matrimoni celebrati, il 2,3% in più dell’anno precedente, di questi 98.182, il 50,1% con rito civile, una formula che è in costante aumento (nel 1970 erano il 2,3% del totale, nel 2008 il 36,7%) e che nel nord Italia rappresenta ormai il 63,9% del totale delle nozze. Nel Sud del paese, invece, due matrimoni su tre (il 69,6) si celebrano ancora in chiesa.

«L’elemento che fa riflettere – afferma ancora il matrimonialista – è che i matrimoni civili, nel Paese più cattolico del mondo, abbiano superato quelli con il rito religioso. Ovviamente questo va inquadrato nel dato che, nel 20% dei secondi matrimoni non c’è possibilità di sposarsi in chiesa, ma soltanto al comune. Tuttavia, questa corsa al matrimonio civile pare non avere fine. Al sud i matrimoni religiosi sono ancora in netta maggioranza poiché nel Meridione il matrimonio viene inteso come un sacramento religioso e sentito maggiormente: c’è ancora chi investe nel giorno del matrimonio, ci si sposa di più ci si separa di meno».

Aumentano le coppie di fatto

Le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nel 2018 sono state 2.808, sono gli uomini il 64,2% del totale. Il 37,2% è stato costituito nel nord ovest e il 27,2% dal centro, ma una grande concentrazione è quella nelle grandi aree urbane. «Sono diminuite le unioni civili perché il boom lo hanno fatto all’indomani del varo della legge Cirinnà – aggiunge Gassani – tuttavia abbiamo migliaia di coppie omosessuali che si sono unite civilmente e sappiamo che le unioni civili sono quasi uguali ad un vero matrimonio».

Rileva il presidente Ami «Aumentano anche le coppie di fatto che hanno una struttura sovrapponibile a quella delle coppie coniugate, con figli, con mutui da pagare, con i loro riti che sono simili a quelli delle coppie sposate, Al Centro e al Nord le coppie di fatto sono in costante aumento. Aumenta l’età media degli sposi: 34 lui, 31 lei e anche questo è un segnale. Negli ultimi 30 anni sta aumentando la media: siamo passati dai 25 lui, 23 lei. Questo accade perché il matrimonio non è visto dunque come l’unica soluzione per la propria vita ma viene prima il lavoro, questioni economiche, difficoltà ad accedere ai mutui, c’è una cultura che prevede prima una sistemazione professionale, dopo di che si può pensare a convolare a giuste nozze».

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