DOVE OSANO LE AQUILE

Con occhio malandrino mi guardasti.
Non ricambiai il tuo sguardo ma di sottecchi ti rimirai.
Sorpresa, vidi riflessa nelle tue pupille, una domanda.
Quella domanda senza risposta rimarrà ma nel.tempo l’ardua sentenza, preposta sarà.
Nella scala della gerarchia tu, in cima sei ed io, sono in fondo. Per raggiungerti tanti gradini dovrei salire, tante montagne dovrei scalare, tanti ponti dovrei passare. Potente, tu sei lassù e come gli dei dell’olimpo giudichi e perdoni, ispirato da una giustizia che nulla di divino ha. Dal fiume di parole che scorrono dalle tue labbra, come lava incandescente, il tuo io risalta e si confondono gesti e persone che in moltitudine disordinata rendono la folla anonima. Demandi i tuoi pensieri emai e mai quello che dici corrisponde al vero. Giudicare e condannare vorresti, ma la tua mano è fermata dal veto che ti impongono le convenienze. Devi rispettare le regole di comune convivenza che comunque sono velate da bugie e falsità. Ti gongoli e ti definisci sapiente e saggio.perché ripeti sempre e in qualsiasi momento, quel pezzetto di storia che jai imparato a memoria sui libri di scuola.
Tu sei tutto ed io…sono il nulla. Oggi sono un mobile, una suppellettile, uno specchio, domani tutto.questo sarà già vecchio.Solo.lo squillo.del telefono.saprà riportarti alla realtà. Al posto mio qualcun altro ci sarà, da analizzare, da manovrare, da perseguitare.
Tu sei il re ed io, la tua umile schiava.Nella tua fantasia è questo il.tuo mondo idilliaco. Sono giorni felici, nei quali ti accorgi di lei. Rari sono i momenti che navighi tranquillo. Ti lasci trasportare dai sentimenti che sono onde piatte, dai picchi elevatissimi ma che ti rifrangono repentinamente contro gli scogli e tornano ad essere il tavoliere di sempre. In quei momenti ti accorgi del suo essere donna e ritrovi l’essere animato che è in lei. Giorno dopo giorno, ora dopo ora ripetiamo gli stessi gesti, gli stessi rituali. Così fan tutti e cosi faccio io, però la polvere nelle scarpe ho, le suole son sporche di fango. Esse lascian tracce indelebili che fan di me la colpevole. Rea, son condanbata dai tuoi pregiudizi e dalle tue parole di accusa che tu spargi all’intorno, con profusione e con dovizia di particolari che non lascian scampo ad altre verità. Alla memoria mi tornan le streghe, molto femmine innocenti bruciate, son state sul rogo, con la sola accusa devastante e lacerante, che le esponeva come se avessero un marchio impresso sulle loro anime: definite le avevano giudicate, donne libere. Fuggire vorrei, andare verso altri luoghi preposti da me anascondiglio, alla mia galoppante fantasia: vorrei rifugiarmi in quel piccolo guscio dove potrei avvolgermi nel buio della sua oscurità che come un nero mantello mi nasconderebbe e mi riparerebbe. Ciò che mi cela emi sottrae almondo prende forma nella notte che con la sua maesta’porta quiete e oblio. Dmentico amarezze e delusioni, rabbia e frustrazioni, elemosine e debolezze meschine. Ma come un pulcino che ha il becco spuntato, dall’ardire di volere nascere con orgoglio, la prudenza non gli ha ancora insegnato che un solo gallo nel pollaio c’e’. E le galline…pigolano. i loro bisbiglii, i loro pigoli, non seguirò. Nel gruppo qualcuno sempre si perde per inseguire un sogno, una stella, un miraggio. Ma io vivo di sogni e per questo sorrido alla vita. Nessuno capisce perché io sono sempre felice…ma io, lo so.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.