COME CHE GUEVARA (NOTO RIVOLUZIONARIO CUBANO

L’istututo che aveva scelto Luisa, si accorse, molto presto, non era la scuola giusta per lei. La sua predisposizione per le arti letterarie, la scrittura, i racconti fantastici, la natura,gli animali, il dono di saper usare le mani, per creare piccoli manufatti o monili di vario genere, si scontrarono con l’aridità di quelle materie, dalla logica ferrea e dagli schemi prefissati. La professoressa di Chimica, grassa, dai capelli sempre arruffati e dal rossetto sbavato, disegnava formule, dai geroglifici incomprensibili. Molto spesso rispondeva svogliatamente alle nostre domande spiegandoci che a casa, l’aspettavano un marito e un figlio, che desideravano gustare uno.dei.suoi deliziosi pranzetti. Infatti, penso che la sua vera passione fosse la cucina e che la chimica, forse le serviva come spunto innovativo per le sue ricette. Il professore di calcolo aveva una memoria di ferro: infatti, sapeva ripetere, ogni pagina del libro. L’unico difetto che aveva: voleva assomigliare ad Elvis Presley:( noto cantante roc, che aveva i capelli neri e molto ondulati). Infatti, tutte le mattine si acconciava il ciuffo, che aveva ricadente sulla fronte, attorcigliandolo più volte. Un insegnante così si poteva anche eliminare. L’importante era, non strappare neppure una pagina del.suo adorato libro. La professoressa di ragioneria viveva in campagna e il suo modo di fare tradiva la sua vera natura. Pettegola, ogni giorno c’intratteneva lungamente parlando dei difetti ora dell’uno ora dell’altro. Ogni tanto, andava avanti con il.suo.programma. Il.professore di Francese aveva modi affettati ed era esageratamente gentile. Gli piaceva molto raccontare barzellette che lo facevano ridere molto. Il tema, comune a tutte erano….gli escrementi. Con la professoressa d’inglese, ogni giorno, ci esercitavamo a leggere, per riuscire ad avere una pronuncia perfetta. Purtroppo però quando arrivò per un caso fortuito la supplente, scoprimmo che la nostra, non era una magnifica pronuncia, ma un dialetto.storpiato. Il professore di matematica era calvo, d’estate e d’inverno usava portare sandali che erano calzature simili a quelle che usavano portare i frati. Gli piaceva molto terrorizzarci . Infatti, quando ci interrogava, poneva un numero imprecisato di studenti in fila, davanti alla cattedra e procedeva all’esecuzione con una raffica di domande che sembravano le pallottole, che senza tregua si susseguono nel.caricatore di un’arma da fuoco. Faceva inoltre cerchi.concentrici intorno all’aula e queste passeggiate le ripeteva più e più volte durante la giornata.Quando usciva, andavamo sempre ad accertarci che non.si fosse formato un profondo solco. La professoressa di stenografia era una vecchina piccola e minuta con una crocchia di capelli bianchi alla sommità della testa. Era talmente bassa che alcune volte, per scrivere alla lavagna, doveva fare uso di uno sgabello. Aveva le dita delle mani lunghe e secche: esse scrivevano con destrezza i voti più bassi del mondo! Luisa non aveva trovato nessuna compagna con la quale condividere gli stessi interessi. Dopo alcuni anni si mise a frequentare Lorenza: una ragazzina piccolina, dal naso a patatina, gli occhi azzurri come il ghiaccio e i capelli biondi. Sembrava un angelo…ma non lo era. Viveva in campagna e adorava i suoi gatti che portava sempre con se’, dovunque andasse. Le piaceva molto anche andare in bicicletta e correre per i campi. Non voleva studiare ma con il professore d’italiano, riusciva sempre a prendere la sufficienza perchè l’amicizia che legava quest’ultimo ai suoi genitori, piu’ che affetto erano ideali politici simili. Fu lei che illuminò la mente Luisa facendole prendere coscienza delle lotte dei più deboli e dei soprusi dei potenti. Fu con lei che andò alle manifestazioni dove si lottava perchè le donne avessero pari diritti, fu con lei che si unì ai cortei studenteschi che lottavano per una scuola migliore e fu ancora con lei che capitò in un piccolo appartamento dove, al posto delle sedie vi erano i cuscini, c’erano ovunque cuccume per fare il the e mozziconi di sigarette. Lorenza non le rivelò mai chi ne fossero gli occupanti e quando, respirando quell’atmosfera magica, Luisa si sentì tutto ad un tratto aperta al dialogo e alle confidenze e Lorenza iniziò a fumare una sigaretta, con la complicità con la complicità di un’adulta, decisero che era giunto il momento di andarsene. Presero la chiave e chiusero la porta. Luisa sapeva, che Lorenza e il suo professore d’italiano erano stati gli artefici dell’inizio del suo cambiamento. Aveva preso coscienza di se’, del mondo che la circondava e aveva imparato a lottare.

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