DOVREMMO IMPARARE DAI DINOSAURI

I colli lunghi, i dinosauri alati erano pietre miliari, immortalate, come monumenti che segnavano il tempo e come guardie o templari sempre sull’attenti, non cedevano e le falde che si stavan formando sul terreno non aprirono baratri nella loro vita di sempre. Sui loro volti non si crearono rughe e sempre distese furon le loro fronti. Cercavano da mangiare, lottavano per vivere e per loro ogni giorno era una lotta per la sopravvivenza. La specie voleva perdurare nel tempo, le loro uova si schiudevano e i loro piccoli nascevano già con la tenacia e la forza per la sopravvivenza propria della specie. Mutavano i corpi, mutavano gli arti ma sempre riuscivano a trovare il loro piacere nel procacciare erbe e foglie. Purtroppo le crepe della vita già si stavano formando e i vulcani già stavano trasformando i movimenti sussultori in trasformazioni permanenti. Nonostante che diverse ere si fossero avvicendate, tante emozioni si fossero vissute, tante guerre si fossero combattute, tante popolazioni si fossero susseguite ancora di loro parlavamo come capostipiti di una stirpe. L’evoluzione ha mutato loro, le forme e ad altre esistenze ha dato vita. La sopravvivenza doveva essere assicurata e il mondo continuava, il cielo rimaneva azzurro, le foglie non mutavano colore. Gli animali rimasero con gli stessi istinti, alcuni si addomesticarono e impararono a convivere con gli esseri umani, compresero il loro linguaggio e dipesero da loro per avere acqua e cibo. Solo il cuore degli uomini cambio’: arido quell’organo diventò, si svuotò dei sentimenti e prorompente crebbero l’orgoglio e l’avarizia. Si sciolsero i ghiacciai, si inquinarono i mari, si rese irrespirabile l’atmosfera. Molti terremoti e inondazioni si avvicendarono negli anni a venire.A tutti parvero castighi, nessuno pensò di voltarsi indietro per ricordare gli insegnamenti dei nostri antenati. Per vanità e non per sopravvivenza si uccisero animali per ornarsi delle loro splendide pelli. Lo specchio non conteneva più la loro immagine riflessa ma deformazione di ciò che era vivo e invece era stato ucciso. La malignità dilagò, i figli ferirono i padri, i padri uccisero i figli e i fiumi si riempirono di lacrime amare…I loro pianti convogliati in acque profonde e scure portarono a valle fango e detriti. Al delimitare di essa popoli di castori cercavano di formare delle dighe per contenere ciò che stava straripando. La forza e la tenacia di ricominciare tutto da capo dobbiamo ricercarla nei nostri antenati che per sopravvivere sempre e continuamente si adattavano ai nuovi mutamenti e ogni giorno cercavano di ricostruire ciò che la forza della natura aveva spazzato via. Nonostante i temporali, nonostante effimere chimere, nonostante le nuvole nere, nonostante il mare grosso, nonostante le onde gigantesche che vorrebbero sommergerci e farci colare a picco. Nonostante tutto questo, la nostra mente deve ritornare al passato, il nostro cuore deve saper di nuovo soffrire, ancora dobbiamo stupirci quando il video ci rimanda immagini di bambini che muoiono di fame o le atroci sofferenze che ogni giorno le popolazioni devono subire. Quando sapremo di nuovo commuoverci, quando ci soffermeremo a guardare un tramonto, quando sentiremo la carezza del vento sulla pelle, quando riscopriremo il profumo dei fiori e non mentiremo più a noi stessi credendo di essere invincibili perchè abbiamo bolidi potenti o tecnologie all’avanguardia. Allora, abbassando la guardia e inginocchiandoci, ci sentiremo umili e riusciremo a paragonarci a un granello di sabbia, allora…la nostra salvezza si avvicinerà e il genere umano non avrà più paura di essere estinto.

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