Il Buddismo di Nichiren Daishonin e l’omosessualità

Nadia: “Renzo, c’è differenza tra la Hare Krishna e la religione buddhista che segui adesso?”

“No. Lo scopo di tutte le religioni è quello di sottolineare il percorso che conduce a perfetta libertà, pace e gioia. Questo stato benedetto può essere realizzato solo dalla eliminazione del senso dell’ego attraverso la resa al divino. La vita divina deve fluire attraverso di noi, l’amore di Dio deve abitare nei nostri cuori e la luce divina deve ispirare tutte le nostre attività; il nostro cuore deve adoperarsi per promuovere il Suo amore, il nostro intelletto è illuminato con la Sua sapienza e il nostro corpo è lavorato dalla Sua volontà. Questo è lo scopo della vita umana. Per insegnare questa grande verità vennero Buddha, Krishna, Cristo e Maometto. Essi dichiarano in una sola voce che possiamo rivelare la Divinità nascosta in noi rassegnarci a Lui totalmente e dedicare la nostra vita al Suo servizio. La mera comprensione intellettuale della verità religiose è diverso dalla reale esperienza spirituale, che è una questione di intima relazione tra l’anima e Dio. Si deve comprendere che per amare e servire Dio è amare e servire tutti gli esseri e le creature. Per realizzare Dio bisogna essere consapevoli della Sua presenza ovunque. Ovunque ti giri, c’è la Sua luce, la potenza e la gloria. La disciplina spirituale, che un uomo compie sotto l’ispirazione il Divino, Lui solo può purificarla e renderla consapevole dello Spirito immortale che è Dio.*”

(…)sono un Cristiano. Sono anche un Ebreo. Sono anche un Musulmano. Sono
anche un Induista. Sono anche un Buddista. Sono anche un Mormone. E in
realtà appartengo ad ogni religione esistente, anche a quelle che non
conosco. Appartengo a tutte le religioni perché sono un prodotto di tutte
le religioni, perché sono un essere umano e le religioni insegnano un
potere elevato e io sono in accordo con questo insegnamento di base. Che io
sia d’accordo o meno con ogni singola dottrina od ogni singola
dichiarazione proposta da una particolare religione non significa che io
non possa praticare come membro di tutte le religioni, poiché ogni
religione insegna che l’amore è la risposta, e con questo sono
profondamente d’accordo. Neale

(…)si è tenuto al cinema Aquila di Roma la conferenza Percorsi di Spiritualità LGBTQI dove cattolici, cattolici cristiani, ebrei, musulmani e buddisti si sono raffrontati sul tema Fede e Omosessualità

A seguito dell’incontro mi fermo a parlare con i ragazzi buddisti scoprendo ancora di più la loro filosofia di vita, o meglio, la loro fede e religione come tengono a precisare; sì perché quando pensiamo al buddismo subito la nostra idea va verso una dimensione prettamente filosofica o ad un modo quasi aureo di vivere e interpretare la vita. Il buddismo invece è una religione vera e propria con propri principi, precetti e aspetti mistici ossia aspetti e fenomeni della vita che si verificano grazie alla preghiera, fuori da una logica razionale o dalla concezione della mente.

Grazie ad un amico in comune ceno insieme a loro ed entro quasi subito in contatto con lo shakubuku ossia il momento in cui un fedele buddista parla per la prima volta della pratica buddista ad una persona nuova: ne rimango affascinato. Semplice come una chiacchierata tra amici davanti ad una birra senza sentire il peso di un qual si voglia proselitismo, mi descrivono la loro religione e ciò in cui credono facendo crollare uno stereotipo su di loro: non vestono di arancione e non fanno vita monacale, sono tutti laici e non puntano all’eliminazione dei desideri terreni per essere felici e per raggiungere l’illuminazione (come insegnano molte altre scuole buddiste) anzi, sono proprio i desideri essi stessi illuminazione ossia il carburante verso la felicità attraverso la loro trasformazione.

Il loro è il buddismo di Nichiren Daishonin un monaco giapponese vissuto nella seconda metà del XIII secolo che dopo una vita di studio e preghiera proclama che la preghiera Nam Myoho Renge Kyo è la legge dell’universo e che la sua recitazione conduce alla felicità e all’illuminazione di tutti gli esseri viventi ora e in questa vita ma soprattutto esattamente così come siamo indipendente dalla nostra condizione sociale, vitale, sessuale o di genere.

Il discorso torna subito sul rapporto tra fede buddista e omosessualità e la conferma è che nel buddismo esiste un profondo rispetto della dignità e natura di ogni essere vivente e che non esiste né alcuna differenza ma neanche alcuna forma di accettazione o accoglienza perché il punto di osservazione non guarda alla persona in sé ma alla sua buddità (anima) indipendentemente da qualsiasi altra cosa, dal sesso, dall’età, dalla diversità di genere o dalle preferenze sessuali. Questo spostamento dall’individuo e dai suoi comportamenti verso l’interiorità di ognuno permette di guardare all’umanità della persona e alla cosiddetta, rivoluzione umana verso la felicità. È una religione fortemente umanistica dove l’uomo e la donna sono al centro della vita e godono di profondo rispetto indipendentemente dalla loro natura e condizione.

Mi fanno leggere l’estratto di un gosho (scritto) del monaco Nichiren preparato per la conferenza. Esso recita: «I fiori del ciliegio, del pesco e del susino selvatico hanno ognuno le proprie qualità, e manifestano le tre proprietà della vita del Budda originale senza cambiare le loro caratteristiche» senza cambiare le loro caratteristiche significa proprio che andiamo bene così come siamo e che fioriremo nella vita ognuno con le proprie caratteristiche in maniera naturale, serena e appropriata alle proprie identità uniche di genere.

Raccontano quanto sia importante nel buddismo il valore della diversità e di quanto questo principio riguardi tutti, esseri viventi senzienti e insenzienti tutti preziosi e indispensabili nelle loro differenze e che risposte come quella di ritirarsi e isolarsi nel proprio mondo protetto senza aprirsi al diverso, oppure quella di uniformarsi a una serie di valori imposti per piacere agli altri, sono risposte assolutamente inadeguate e dannose per la vita ed escludono il principio che ogni singolo essere vivente è una manifestazione unica di vita e che il carattere unico e peculiare di ognuno rappresenta un aspetto necessario all’universo vivente.

Questo buddismo fondato da Nichiren Daishonin è oggi portato avanti dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e dalla Soka Gakkai Internazionale in 192 paesi nel mondo. Il loro presidente (sensei ovvero maestro) è Daisaku Ikeda è un fervido 90 enne che ancora oggi porta avanti messaggi di pace, educazione e cultura e che ogni anno invia alle Nazioni Unite per la Soka Gakkai Internazionale, una Proposta di Pace per il disarmo e umanizzazione del mondo.

fontehttp://www.gaynews.it/2017/06/10/il-buddismo-di-nichiren-daishonin-e-lomosessualita/

Alcuni poteri del Daimoku (recitazione di Nam-myoho-renge-kyo):
• Benefici visibili e invisibili, non prevedibili e oltre ogni immaginazione.
• Accumulare buona fortuna sia per noi sia per coloro con cui condividiamo una
profonda relazione.
• Sviluppare le stesse virtù del Budda.
• Sviluppare saggezza, coraggio e compassione.
• Sviluppare una condizione interiore tale da comprendere, accogliere e
interiorizzare le parole del maestro originale e del maestro attuale.
• Sviluppare pensieri, parole e comportamenti non-violenti, ovvero nei quali non
c’è più il giudizio.
• Unire le persone.
• Unirsi con se stessi.
• Accoglienza dell’altro, senza etichette né diagnosi (le etichette e le diagnosi
derivano dalla nostra natura oscurata che ci separa dagli altri).
• Curare le malattie spirituali che derivano da oscurità e ignoranza (con tutto ciò
che ne consegue).
• Trasformazione della vita: tutto viene indirizzato in direzione positiva.
• Coltivare la speranza e la fiducia nella vita (fidarsi e affidarsi al Gohonzon).
• Fiducia nella vita = Fiducia in noi stessi = Fiducia negli altri = Non c’è più alcun
bisogno di esercitare potere o di cercare di controllare cose o le persone.
• Il cambiamento positivo di pensieri, parole e comportamenti diviene spontaneo.
• Accoglienza serena dei dolori inevitabili e affievolimento o scomparsa dei dolori
evitabili.
• Nessuna paura di morire (paura socialmente accettabile), nessuna paura di vivere
(paura più concreta ma meno socialmente accettata), nessuna paura di non riuscire (paura socialmente accettabile), nessuna paura di riuscire (paura più concreta ma meno socialmente accettata), ma solo gioia di vivere.
• Accrescimento della forza interiore e della voglia e della gioia di affrontare le situazioni.
• Cambia la visione delle cose: gli ostacoli diventano opportunità di miglioramento.
• Il sentimento principale che nasce spontaneo in una miriade di situazioni diverse:
tanta gratitudine e amore.
• La lamentela sparisce.

I poteri del daimoku

*Swami Ramdas {TheDivine Life, pp. 370-371)

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