DAL NULLA NASCE LA SPERANZA

Quel continente remoto, era talmente remoto che nell’oblio di tutti era sprofondato. l’amica di sempre, la sfortuna, lo perseguitava e continuava accanitamente a seguirlo. La fan da tiranni i padroni di sempre: la fame, la sete, le malattie.Si ode un tamtam….sempre più vicino…sempre più lontano; i nostri fratelli neri invocano l’acqua. Da mesi e mesi, nemmeno una goccia d’acqua bagna i campi che sono resi ormai sterili da una siccità che persevera ormai da troppo tempo. Tra le crepe del terreno non cresce più nemmeno un filo d’erba e i solchi si allargano come bocche, che aperte stan. i loro gridi sono echi che creando onde nell’atmosfera pongono in pericolo l’equilibrio. In cerchio, donne e uomini si trovan, alzano le mani al cielo invocando a una voce sola, simile a un coro, un aiuto divino: acqua, acqua, Signore…Il lamento si ripercuote nell’aere e viene recepito da chi può aprire, nel Mar Rosso, le acque o far crescere a dismisura le onde e un diluvio universale creare. D’un tratto, come per magia, il cielo si fa’ scuro, s’alza un forte vento, si affacciano nel cielo grosse nubi nere, gonfie di pioggia.Finalmente le gocce bagnano i loro visi, i loro corpi, i loro miseri vestiti, le loro ferite.I terreni polverosi ricevono nei loro solchi questo dono celeste e le pieghe, le crepe vengono inondate di una nuova forza vitale che li rende fertili e ora, son ansiosi di ospitare un seme, che una mano amica spargerà. Le foglie degli alberi che crepitavano al sole come carta velina, sentono la linfa scorrere di nuovo nei loro vasi e tremano, provando brividi di piacere che porta loro un po’ di turgidità e frescura. I passerotti, che ormai, eran con l’animo sospeso come in attesa, sembravano ninnoli senza vita e solo lo sguardo dava loro vigore.
Con i piccoli occhi, con la paura del moto, che spreca energie, restavano muti e silenziosi ad osservare quello scenario denso di promesse, con la speranza che le illusioni si tramutassero in realtà. La presa di coscienza la sentono, quando il loro corpo implume viene reso umido dalle gocce di pioggia che bagnandolo, lo fan sentire vivo. Finalmente, ecco…il movimento…sbattono le ali, la loro felicità si ode con un cinguettio che si leva verso l’alto e si perde nel vento…I contadini pensano finalmente con fiducia e ottimismo al futuro. La loro mente precorre i tempi. I campi odorosi quest’anno, daranno raccolti generosi e la terra sarà fertile come limo, che raccoglie nella sua anima, canzoni e inni di un popolo che si accontenta di poco. Come per incanto le colline brulle si coprono di fiori dai colori smaglianti e come un tessuto avvolgono come un vestito, quel pendio che ora è variopinto e sembra scaturito dal pennello di un pittore molto scaltro, che vuol far conoscere al mondo i suoi capolavori e da tutti è ammirato e apprezzato per il miracolo che in così poco tempo ha saputo creare. Dalla sua mente, dal niente è nato un capolavoro.

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