La casa con la scala nel buio (1983)

Seconda regia del figlio d’arte Lamberto Bava che, continuando sulla scia del giallo/thriller dopo “Macabro”, si conferma regista di gran livello all’interno del genere, molto abile soprattutto nella costruzione della suspense. Inizialmente “La casa con la scala nel buio” avrebbe dovuto essere una miniserie televisiva per un totale di 8 puntate della durata di circa 25 minuti ciascuna (circa 200 minuti complessivi). Girato in 16mm (e successivamente gonfiato in 35), cambiò destinazione in fase di montaggio soprattutto per la violenza grafica di alcune scene ritenute troppo forti per la tv e finì quindi nelle sale cinematografiche, dove ebbe anche un buonissimo riscontro di pubblico, con una durata di circa 107 minuti. Soggetto e sceneggiatura portano la firma di Dardano Sacchetti e di sua moglie Elisa Briganti e la storia inizia con un prologo che, come più volte raccontato da Sacchetti stesso in numerose interviste nel corso degli anni, rappresenta una delle sue ataviche paure infantili: scendere delle scale buie, apparentemente senza fondo. Da qui in poi si dipana la storia con protagonista un Andrea Occhipinti (reduce dall’ottimo “Lo squartatore di New York” di Fulci) un po’ fiacco ma contornato da belle fanciulle, quasi tutte vittime della follia di un misterioso assassino: Valeria Cavalli, Fabiola Toledo, Anny Papa e Lara Naszinski. Il resto del comparto maschile è composto da Stanko Molnar (che Bava ripropone dopo “Macabro”) e da Michele Soavi, qui nella doppia veste di attore ed aiuto regista: il suo talento esploderà di lì a poco, grazie anche alle collaborazioni con Dario Argento che lo consacreranno uno dei registi italiani più abili nell’horror.
Bava realizza un ottimo prodotto, girato quasi tutto in interni (il set è composto quasi interamente da una enorme villa romana sulla Via Cassia di proprietà del produttore Luciano Martino), con una ottima strategia della tensione che tiene sempre lo spettatore sul chi va là. Dimostra inoltre di aver ottimamente assimilato la lezione di Dario Argento per quanto concerne la spettacolarizzazione degli omicidi: un paio di delitti sono davvero feroci e decisamente sanguinari (l’omicidio di Valeria Cavalli e, soprattutto, quello di Fabiola Toledo), in perfetta linea con lo splatter che in quel periodo stava prendendo sempre più piede (è chiaro che in tv certe scene non si sarebbero mai potute vedere).
Le musiche giocano, come al solito, un ruolo importantissimo anche perché il protagonista del film scrive colonne sonore: ci pensano dunque i grandissimi fratelli Guido & Maurizio De Angelis che musicalmente sono stati frequentatori sporadici del giallo/thriller ma che, ancora una volta, fanno centro con un tema principale decisamente inquietante. Purtroppo questa suggestiva soundtrack è ancora inedita su qualsiasi supporto: un vero peccato.
Il film è disponibile da tempo in dvd e ora lo è anche in blu-ray ma all’estero (leggasi Inghilterra), con audio italiano: gli amanti del giallo all’italiana non devono e non possono farselo sfuggire, visto che è uno degli ultimi grandi esempi di un genere che, all’alba della metà degli anni ’80, si era ormai quasi esaurito.

…continua su (clicca qui)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.