Spiegazione del mio nome spirituale “Nirvanananda”

così come mi è stata data per iscritto dal mio Maestro. Buon lettura! Renzo Samaritani

Nirvana deriva dal termine sanscrito nirvata, cioe’ ”senza vento” e definisce lo stato dell’anima liberata, in cui la consapevolezza e’ stabile e indisturbata come una fiamma al riparo dal vento. Quando le identificazioni materiali, i desideri materiali e gli attaccamenti materiali sono stati eliminati, la consapevolezza spirituale non vacilla piu’ e rimane luminosa e gloriosa in qualsiasi circostanza. Un altro sinonimo del termine nirvana e’ nirvikalpa samadhi, il livello di consapevolezza superiore che non e’ soggetto al cambiamento. La Bhagavad gita spiega questo livello in molti versi, come ad esempio: brahma bhuta prasannatma (18.54) nirdvandvo hi maha baho (5.3) sarva karmani manasa (5.13) na kartritvam na karmani (5.14) nirdosam hi samam brahma (5.19) sthira buddhir asammudho (5.20) sa brahma yoga yuktatma (5.21) sa yogi brahma nirvanam (5.24) labhante brahma nirvanam (5.25) abhito brahma nirvanam (5.26) vigateccha bhaya krodho (5.28) santim nirvana paramam (6.15) iccha dvesa samutthena (7.27) te dvandva moha nirmukta (7.28) visanti yad yatayo vita ragah (8.11) iccha dvesah sukham duhkham (13.7) Il capitolo 5 della Gita (il karma yoga) e il capitolo 6 (dhyana yoga) spiegano chiaramente che tale posizione si raggiunge concentrandosi costantemente sul Signore Supremo e agendo soltanto per il Suo servizio. Una persona che e’ costantemente immersa in tale coscienza di Krsna vede con occhio equanime tutti gli esseri ed e’ amica di tutti, distaccata e affettuosa nello stesso tempo, poiche’ e’ felice in se stessa e non ha bisogno di cercare la felicita’ negli altri. Agisce per dovere, senza considerare vantaggi o svantaggi personali. Il Nirvanasatkam, “otto versi in glorificazione della liberazione”, insegna: 1. mano buddhy ahankara-cittani naham na ca srotra jihve na ca ghrana netre na ca vyoma bhumir na tejo na vayus cidananda rupah sivo ‘ham sivo ‘ham Io sono un frammento del Signore, forma di conoscenza e di felicita’, puro spirito non contaminato e fonte di buon augurio. Non sono ne’ la mente, ne’ l’intelligenza, ne’ il falso ego ne’ la consapevolezza materiale, non sono nessuno dei sensi materiali, e non sono neppure gli elementi naturali che compongono questo corpo (aria, acqua, terra, fuoco, spazio ecc). 2. na ca prana samjno na vai panca vayur na va sapta dhatur na va panca kosah na vak pani padam na copasthapayu cidananda rupah sivo ‘ham sivo ‘ham Io sono un frammento del Signore, forma di conoscenza e di felicita’, puro spirito non contaminato e fonte di buon augurio. Io non sono il soffio vitale, ne’ la capacita’ di comprendere e analizzare, ne’ i tessuti o le cellule o gli elementi di questo corpo. Non sono le funzioni o gli organi di senso che compongono questo corpo (potere di parlare, mani, piedi, stomaco, organi genitali ecc). 3. na me dvesaragau na me lobha mohau mado naiva me naiva matsarya bhavah na dharmo na cartho na kamo na moksas cidananda rupah sivo ‘ham sivo ‘ham Io sono un frammento del Signore, forma di conoscenza e di felicita’, puro spirito non contaminato e fonte di buon augurio. Non mi identifico ne’ con l’avversione ne’ con l’attaccamento, ne’ con il desiderio di ottenere, ne’ con l’illusione. Tutto questo appartiene alla natura materiale ed e’ distinto e separato dal mio essere. Non sono la follia, non sono l’invidia, non sono cio’ che causa la rinascita. E anche la religione, lo sviluppo economico, il piacere sensuale o la liberazione sono distinti da me: io ne sono libero. 4. na punyam na papam na saukhyam na duhkham na mantro na tirtham na veda na yajnah aham bhojanam naiva bhojyam na bhokta cidananda rupah sivo ‘ham sivo ‘ham Io sono un frammento del Signore, forma di conoscenza e di felicita’, puro spirito non contaminato e fonte di buon augurio. Io non sono legato ne’ dalle azioni virtuose ne’ dalle azioni peccaminose, dalla gioia o dal dolore di questo mondo, che appartengono tutti al livello materiale e illusorio dell’esistenza condizionata. La mia vera identita’ si trova al di la’ di tutti i vari mantra per ottenere benefici, dei pellegrinaggi per acquisire meriti religiosi, dello studio dei veda e dell’erudizione, dei sacrifici rituali e delle attivita’ rituali: la mia vera natura trascende tutto questo. Io non sono il destinatario dei piaceri materiali, ne’ sono oggetto di piaceri materiali, ne’ causa di piacere materiale per altri. 5. na mrtyur na sanka na me jati bhedah pita naiva me naiva mata ca janma na bandhur na mitram gurur naiva sisyas cidananda rupah sivo ‘ham sivo ‘ham Io sono un frammento del Signore, forma di conoscenza e di felicita’, puro spirito non contaminato e fonte di buon augurio. Io sono libero dalla nascita e dalla morte, che non mi appartengono. Non ho padre, non ho nemmeno madre. Non ho amici, ne’ parenti, non sono ne’ maestro ne’ discepolo. Tutto questo appartiene al piano materiale, e la mia natura e’ diversa e distinta, in quanto puramente spirituale. 6. aham nirvikalpi nirakara rupi vibhutvac ca sarvatra sarvendriyanam na casangatam naiva muktir na meyas cidananda rupah sivo ‘ham sivo ‘ham Io sono un frammento del Signore, forma di conoscenza e di felicita’, puro spirito non contaminato e fonte di buon augurio. Io sono eternamente immutabile, sempre situato nella conoscenza trascendentale, libero dall’azione e dalle conseguenze dell’azione, sono libero dal potere di chiunque e persino dal potere dei miei sensi: sono distaccato da ogni cosa, persino dal concetto stesso di liberazione. Alcuni pensano di poter scavalcare la realizzazione del Brahman, cioe’ il superamento della falsa identificazione materiale, dichiarandosi gia’ realizzati sul piano trascendentale dell’adorazione della Persona Suprema. Lo Srimad Bhagavatam insegna infatti che la realta’ spirituale si realizza in tre fasi successive: Brahman (il livello della realizzazione spirituale, il Tutto Supremo e Assoluto) Paramatma (l’Anima Suprema che Si trova nel cuore di ogni essere e di ogni atomo) Bhagavan (la Suprema Personalita’ di Dio) Chi adora direttamente la Suprema Personalita’ di Dio, Bhagavan, per la forza del servizio devozionale non motivato da interessi egoistici si purifica gradualmente e integra tutto cio’ che manca alla sua realizzazione spirituale. Krsna infatti promette nella Gita di occuparSi personalmente (9.22) fornendo ai Suoi devoti tutto cio’ che occorre loro (comprese le realizzazioni spirituali mancanti). Non bisogna pero’ pensare artificialmente di possederle gia’, altrimenti il nostro servizio di devozione sara’ contaminato dalle influenze della passione e dell’ignoranza. Un devoto veramente realizzato si trova sul piano della realizzazione del Brahman, cioe’ ha veramente realizzato di non essere il corpo materiale (primo passo nella realizzazione spirituale, e primo insegnamento di Krsna nella Gita), e vede tutti gli esseri come anime spirituali e non in relazione al corpo materiale che hanno. La realizzazione successiva consiste nel percepire l’Anima Suprema nel cuore di tutti gli esseri. Un devoto che ha raggiunto questa realizzazione e’ veramente in grado di apprezzare il Signore Supremo ed e’ libero dalla paura, dall’attaccamento e dalla confusione. Solo dopo aver realizzato queste componenti essenziali della Verita’ Assoluta, siamo in grado di capire chi e’ veramente Krsna; se non possediamo la realizzazione del Brahman e del Paramatma avremo ancora una visione materiale e per noi Krsna sara’ semplicemente una divinita’ materiale, limitata da spazio, tempo e circostanze, o addirittura una statua o un concetto vago, oppure un personaggio storico o materiale. Tale devozione sentimentalista non e’ differente dalla devozione ignorante dei fanatici, che fanno distinzioni materiali tra “il tuo Dio” e “il mio Dio” oppure “la mia religione” e “la tua religione”, e creano divisioni e scontri inutili e dannosi per la societa’ umana.”

Il Buddhismo ha origine dall’insegnamento di Siddhartha Gautama, detto
il
Buddha, l’Illuminato, o anche Sakyamuni, in quanto nacque nella
dinastia
Sakya.
Siddhartha nacque l’8 aprile 563 a.C., figlio del re Suddhodana, che
aveva
la sua capitale a Kapilavastu, sulle rive del fiume Rohini ai piedi dei
contrafforti dell’Himalaya, nell’India nordorientale.
La nascita del principe Siddharta dalla regina Maya e’ descritta in
modo
miracoloso dai testi buddhisti.
Un vecchio saggio eremita, Asita, si reco’ a palazzo e predisse che il
principe sarebbe diventato molto famoso: se fosse rimasto a palazzo,
sarebbe
diventato un grande imperatore, ma se avesse scelto la vita religiosa
sarebbe diventato il salvatore del mondo.
Il re era molto preoccupato all’idea che il suo unico erede lasciasse
il
palazzo per fare la vita del santo mendicante, percio’ costrui’ attorno
al
figlio un mondo chiuso, dove era strettamente proibito lasciar entrare
qualsiasi traccia di dolore. Cio’ nonostante, il principe Siddhartha
era
estremamente compassionevole e turbato da qualsiasi minima sofferenza
altrui. Una notte, ossessionato dall’idea della vecchiaia, della
malattia,
della morte e della sofferenza, lascio’ in segreto il palazzo per
andare a
cercare le risposte agli enigmi della vita.
Abbandonando gli abiti meravigliosi, le ricchezze, i legami familiari,
e
tutte le sue pretese al trono del padre, si sottopose a ciò che i
buddisti
chiamano il “Grande Viaggio”. Si reco’ dai piu’ grandi asceti e saggi
dei
suoi tempi per apprendere i loro metodi e la loro conoscenza, ma vide
che
non erano sufficienti a raggiungere l’illuminazione. Per sei anni
cercò l’
illuminazione spirituale attraverso l’austerità e il digiuno.
Gradualmente
si rese conto che l’austerita’ da sola non poteva produrre la saggezza,
e
comincio’ ad osservare la meditazione sul vero significato della
realta’.
Infine, dopo quarantanove giorni di profonda meditazione la sua mente
si
riempì all’improvviso di comprensione, e vide la risposta all’enigma
della
sofferenza umana. Siddhartha Gautama era diventato “il Buddha”, che in
sanscrito significa “colui che ha raggiunto l’illuminazione”.
Inizio’ cosi’ la predicazione della saggezza buddhista, prima a
Varanasi,
poi dal re Bimbisara che era stato suo amico, e gradualmente centinaia
e poi
migliaia di persone cominciarono a seguirlo.
Essenzialmente, il sistema religioso di Buddha si può comprendere o
apprezzare meglio considerandolo come una specie di anti-brahmanismo,
ed
esprimeva l’opposizione della gente comune contro i costosi sacrifici
animali che rappresentavano il principale rito della religione
brahmanica
ormai degradata.
Non solo questi sacrifici comportavano infinite crudeltà contro gli
animali,
ma rendevano particolarmente difficile la situazione economica della
gente
comune, che doveva pagare le tasse per finanziarli. Uno dei pochi
divieti
del Buddismo è la legge che proibisce di fare del male a qualsiasi
creatura
vivente. Facendo di tale legge un precetto fondamentale del suo sistema
religioso, il Buddha si opponeva ai sanguinosi riti sacrificali dei
brahmana.
Il Buddismo si differenziava dal brahmanesimo anche per il suo
carattere
democratico. Qualsiasi indiano, dal più disprezzato dei fuoricasta fino
al
brahmana più privilegiato, aveva la possibilità di accedere all’ordine.
Le
donne, che non potevano partecipare al sacerdozio brahmanico —tranne
che
come nutrici di piccoli brahmana— erano accettate alla pari degli
uomini
nell’ordine Buddista. Non è difficile capire come mai il Buddismo
rappresentasse una dottrina estremamente affascinante per gli indiani
di
talento, che avevano avuto la sfortuna di essere nati nella casta
sbagliata.
È molto istruttivo paragonare la vita del Buddha con quella di Cristo,
poichè si possono notare diverse somiglianze davvero impressionanti.
Come
nel caso di Cristo, esiste una leggenda su come il Buddha sia nato da
un’
immacolata concezione. Come il Cristianesimo, il Buddismo fu fondato
sugli
insegnamenti di un uomo in carne e ossa che più tardi venne deificato
dai
suoi seguaci. Proprio come Cristo criticava i ricchi sacerdoti del
tempio
della Palestina (i farisei), così anche il Buddha criticava i brahmana
mangioni. Come il Cristianesimo, il Buddismo avvizzì nella terra di
origine,
per poi mettere radici e fiorire in altre terre. Il Buddismo si è
diffuso in
tutte le grandi nazioni orientali, Cina, Giappone, Indonesia. Il
Cristianesimo scomparve quasi subito in Palestina, ma quando fu
trapiantato
in Europa, si ramificò fino a diventare la religione predominante in
Occidente. Infine, proprio come il Cristianesimo trovò il suo campione
nell’
Imperatore romano Costantino, così il Buddismo godette del sostegno
dell’
Imperatore indiano Ashoka, che elevò il neonato Buddismo dalla
posizione
modesta di scuola monastica fino a diventare la religione di Stato
dell’
India.
Ashoka (268-223 a.C.) era il nipote di Chandragupta Maurya, uno dei più
potenti conquistatori della storia indiana, che era arrivato a dominare
più
terre di qualsiasi altro governante prima di lui. Ashoka salì al trono
nel
272 a.C. Perfettamente all’altezza del nonno in quanto a capacità di
conquista, Ashoka non soltanto riuscì a mantenere il territorio che
costituiva l’impero del progenitore, ma con la conquista di Kalinga (l’
odierna Orissa, la porta del sud) lo ampliò ancora di più. La conquista
di
Kalinga richiese però il sacrificio di centomila vite umane nella
terribile
e sanguinosissima battaglia di Dhauli (nei pressi di Bhubaneswara,
Orissa,
in India). Sconvolto da tanta sofferenza, Ashoka si allontanò dagli
strateghi brahmana che erano stati i fautori delle vittorie di suo
nonno, e
cercò consiglio dai saggi buddisti, che gli predissero un destino non
più di
conquista, ma una politica di pace e di non violenza (ahimsa). Colpito
da
questo insolito consiglio, cominciò a dedicarsi allo studio delle
scritture
buddiste, e in breve si trasformò completamente. Smise di occuparsi di
campagne militari e divenne strettamente vegetariano, non solo: emano’
i
famosi editti per proibire l’uccisione di animali nel suo regno — tali
editti sono tuttora esistenti in quanto scolpiti nella roccia per
essere
visibili a tutto il popolo, e sono conservati nei pressi del famoso
stupa di
Dhauli, visitato costantemente ancora oggi da migliaia e migliaia di
pellegrini da tutto il mondo buddhista.
INSEGNAMENTI FONDAMENTALI DEL BUDDHISMO
Le Quattro Nobili Verita’
1. La verita’ della sofferenza: il mondo e’ pieno di sofferenza. La
vita che
non e’ libera da passione e desiderio e’ sempre carica di sofferenza,
perche’ nel mondo tutto e’ temporaneo e imperfetto.
2. La verita’ della causa della sofferenza: la causa della sofferenza
e’
senza dubbio costituita dai desideri del corpo e dalle illusioni della
mente.
3. La verita’ della cessazione della sofferenza: se si riesce ad
eliminare
l’attaccamento ai desideri e alle passioni, la sofferenza cessa
automaticamente.
4. La verita’ della cessazione della causa delle sofferenza: per
raggiungere
questo livello di distacco da desideri e passioni, e’ necessario
seguire il
Nobile Ottuplice Sentiero.
Il Nobile Ottuplice Sentiero
1. Corretta visione
2. Corretto pensiero
3. Corretta espressione verbale
4. Corretto comportamento
5. Corretto modo di guadagnarsi da vivere
6. Corretto sforzo
7. Corretta attenzione/consapevolezza
8. Corretta dedizione
In breve, Buddha insegno’ che e’ necessario educare con ogni cura la
mente a
distaccarsi da ogni illusione.
Che il corpo e la mente materiali sono temporanei e illusori, causati
dal
risultato delle nostre azioni precedenti (karma), e che l’attaccamento
all’identificazione materiale ci porta a rinascere continuamente nel
ciclo
del samsara. Bisogna dunque liberarsi dal ciclo di morti e rinascite
astenendosi dalle azioni scorrette, dalla violenza e dall’attaccamento,
dedicandosi ad agire per il bene di tutti gli esseri. Soprattutto,
poiche’
la sofferenza che noi provochiamo negli altri dovra’ poi essere
scontata da
noi stessi, prima smettiamo di provocare sofferenza negli altri
attraverso
la violenza, prima smetteremo noi stessi di soffrire.
In questo modo si puo’ raggiungere la liberazione superando la
dualita’.
Il Buddhismo e il vegetarianesimo
Le Scritture vediche dell’antica India, risalenti a molti millenni fa,
hanno
profetizzato l’avvento di Buddha, definendolo un’incarnazione divina:
tatah
kalau sampravritte sammohaya sura-dvisam, buddho namnanjana-sutah
kikatesu
bhavisyati, “All’inizio dell’età di Kali, il Signore apparirà nella
provincia di Gaya come Buddha, figlio di Anjana, per confondere gli
esseri
demoniaci che sono sempre invidiosi dei devoti di Dio e dei giusti.”
(Srimad
Bhagavata Purana, 1.3.24)
Nel XII secolo, il poeta Jayadeva Gosvami, famoso maestro spirituale e
studioso dei Veda, scriveva: nindasi yajna-vidher ahaha sruti-jatam,
sadaya
hridaya darsita-pasu-ghatam, kesava-dhrita buddha sarira, jaya jagadisa
hare, “Tutte le glorie al Signore Supremo! Mosso da profonda
compassione
alla vista dell’uccisione di animali compiuta in nome dei sacrifici
vedici a
causa di una errata e offensiva interpretazione delle scritture da
parte di
criminali, il Signore è apparso nella forma di Buddha, l’illuminato,
per
mettere fine alle uccisioni compiute in nome dei sacrifici animali.”
Il buddhismo moderno è costituito da una serie di scuole molto diverse,
sviluppate dai seguaci di Siddharta Gautama (563-483) detto il Buddha
(“l’illuminato” o “l’intelligente”), a seconda dei contesti culturali e
religiosi in cui si trovavano a svolgere la loro opera di predicazione.
Abbiamo così forme di buddhismo diverse come il lamaismo (Vajrayana)
cioè il
buddhismo tibetano, il buddhismo Zen (o Ch’an), il buddhismo Hinayana
(che
considera il Buddha semplicemente come un grande maestro), il buddhismo
Mahayana (che adora il Buddha al livello di una divinità) e così via. I
due
pilastri fondamentali sono però presenti in tutte le diverse scuole:
maha-prajna (grande saggezza) e maha-karuna (grande compassione).
Nel Maha pari nirvana Sutra è detto: “Mangiare carne distrugge il seme
della
grande compassione.”
Nelle tradizionali storie Jataka, che descrivono le vite precedenti del
Buddha, sono contenuti innumerevoli insegnamenti che raccomandano di
rispettare tutti gli animali e di evitare qualsiasi violenza, e si
narra che
il Buddha stesso attraversò diverse vite come animale.
L’insegnamento di non violenza e vegetarianesimo del buddhismo si basa
dunque sull’unità fondamentale di tutti gli esseri viventi, sul
principio
della reincarnazione (cioè chiunque potrebbe reincarnarsi come animale)
e
sulla compassione verso coloro che si trovano in una condizione di non
illuminazione — a cominciare dagli animali stessi.
La tradizione Mahayana, sostenuta anche da molti studiosi del sanatana
dharma (come vedremo più avanti), offre parecchi testi e citazioni del
Buddha a sostegno del vegetarianesimo, come il Lankavatara, il
Surangama e
il Brahmajala. Nel Lankavatara leggiamo: “Per mantenere la sua purezza,
l’anima illuminata deve astenersi dal mangiare carne, che è nata dallo
sperma e dal sangue. Chi segue la disciplina per raggiungere la
compassione
deve astenersi dal mangiare carne per non causare terrore negli altri
esseri
viventi. Non è ammissibile neppure mangiare carne di animali uccisi da
qualcun altro o uccisi per altri motivi. Il consumo di carne, in
qualsiasi
forma, è proibito una volta per tutte, senza eccezioni. Non ho permesso
a
nessuno di mangiare carne, non lo permetto ora e non lo permetterò
mai.”
Il Surangama Sutra afferma: “La ragione per praticare la meditazione e
cercare la perfezione mistica è quella di sfuggire alle sofferenze
della
vita. Dovremmo dunque infliggere tali sofferenze ad altri? Non
riuscirete a
sfuggire ai legami della vita materiale finché non avrete eliminato
completamente ogni violenza dai vostri pensieri, tanto da inorridire
all’idea della brutalità e dell’uccisione.”
Più che una ampia quantità di citazioni al proposito del consumo di
carne
(che non era particolarmente diffuso nei paesi in cui veniva predicato
il
buddhismo, e che perciò non richiedeva particolari proibizioni a parte
l’usanza dei sacrifici animali, che il Buddha condannò con estrema
durezza e
chiarezza) il punto principale da considerare in relazione al buddhismo
è
quello che lo scopo stesso della missione del Buddha è quello di
insegnare
agli esseri umani la saggezza e la compassione, far loro comprendere la
loro
natura trascendentale al corpo e alla identificazione materiale,
l’avidità e
il desiderio, e liberarli dal ciclo di nascite e morti mettendo fine
alla
loro illusione e al desiderio materiale. Tutto ciò implica naturalmente
una
grande considerazione per la non violenza verso tutti gli esseri. Come
abbiamo già accennato, moltissimi monaci buddhisti consideravano
basilare
per la propria missione di predicazione aiutare le popolazioni a
diventare
vegetariane, arrivando al punto di aprire ristoranti vegetariani
all’interno
dei monasteri e dei templi di città — già parecchi secoli fa — e di
inventare tecniche straordinarie per produrre alimenti perfettamente
vegetali (seitan, tofu trattato in mille modi e persino congelato e
scongelato, salsa di soia, miso, tempeh, yuba, okara ecc.) che avessero
esattamente lo stesso sapore, colore e aspetto delle preparazioni non
vegetariane più popolari e richieste nella zona — galline, anatre,
pesci
(completi di pinne, branchie, occhi e bocca), teste di maiale,
prosciutto,
fegato, bistecche, spezzatino, trippa, salsicce e così via. Tanto
impegno e
tanta convinzione hanno portato questi ingredienti derivati da soia e
frumento a diventare il fondamento stesso dell’alimentazione di milioni
se
non miliardi di orientali, non soltanto in Giappone ma anche in Cina e
in
Indonesia.

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