SI PUO’ VIVERE UNA SECONDA GIOVINEZZA?

Ricordo:
dicevan di me: anche se la si chiudesse in una scatola non si sentirebbe, non si muoverebbe.
Mia nonna ascoltava, quelle parole, con espressione stizzita.
Io ero perfetta, ero la sua nipote prediletta.
La mia bontà non poteva essere scambiata per staticità.
Alle elementari, la maestra, attenta ai nostri piccoli, grandi guai, ce li faceva mettere per iscritto.
Quei fogli, riempiti da scrittura minuta, li rivelavan a lei, in descrizioni argute.
Uno sopra l’altro, i fogli si ammucchiavano nella buchetta di cartone.
Le risposte, con trepidazione, aspettavamo.
la mia casa, ancor più di adeso, dai gatti, era assediata.
Per uno che si perdeva, cento se ne ricomponevano e la schiera moltitudine era infoltita da quella razza fiera.
La scomparsa di uno di essi mi faceva piombare nella più cupa tristezza e quello che scrissi fu bagnato da lacrime amare e, in quel foglio, come carta assorbente penetravano emozioni che con il tempo diventavan rassegnazione.
La mia adorata maestra lasciai, la salutai e lei, con un pensiero gentile si fece ricordare per la vita.
Un monito, però, pose fine al nostro colloquio: la lotta, disse, è il sale della vita.
Non dovevo cambiare, dovevo restare limpida e pulita, spontanea e ardita com’ero stata allora, anche se con il cuore ferito.
Dopo la delusione rimasero, però, i rimpianti.
Mi sentivo vecchia, facevo e disfacevo, niente contava per me.
Nulla di quel che creavo, ritenevo importante.
Ero una bambina, poi ragazzina, introversa e molto permalosa.
Bastava un fuggevole sguardo stranito, ed io, contrita mi rintanavo, raggomitolata e scontrosa, nel mio io, che era, per me, protezione e rifugio.
paragonata mi sentivo, ad un animale schivo, che vede, solo nel suo rifugio, la salvezza e la sicurezza.
Lottavo, con tutte le forze, per riprendermi i miei anni.
Imbrigliati, erano stati, fino ad allora, in una tela di ragno.
Tutto in me era statico.
la mia vita era, come la quiete delle acque salate di un lago, vero, nella mia mente,scenario immaginario, sospeso tra fantasia e realtà.
Tra immaginazione e voglia di lottare contro la ragione facevan capolino in me, sentimenti contrapposti.
L’allegria è diventata euforia, le mie risa non si sono spente, si son trasformate, si son dilatate.
E più di allora canto, ballo e mi diverto.
Afferro per mano la vita, come se avessi una valigia.
Il bagaglio ora è più pesante perchè di esperienze ne ho fatte tante.
Purtroppo gli anni non sono più verdi, ma la mia indifferenza, sento, verso il tempo.
Una pendola ne scandisce il ritmo con rintocchi immaginari, a intervalli regolari.
Si frantuma lo specchio in tanti spicchi di sole.
Fantastico e vedo un uomo, che diversa da noi ha il colore della pelle, che aspetta, sulla sponda, di veder passare i suoi nemici.
I miei sono gli anni che passano: sono trascorsi lentamente, portati da un’onda fluente che silenziosa, andava alla deriva.
Ora le acque si sono ingrossate, le onde non son più pacate, ma irrompono con la loro irruenza, in poderose cascate.
Il nemico è vinto, il nemico è annientato.

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