Coronavirus: cosa sta succedendo?

Nonostante cerchi di continuare a parlare di altri argomenti ormai (ovviamente) le cronache e le discussioni sono tutte incentrate sull’epidemia da Coronavirus. Di notizie ce ne sono tante, troppe e forse anche questo alimenta confusione e incertezza.
Come sempre credo che i dati siano la base migliore dalla quale partire.

Abbiamo un virus nuovo. Questo lo rende interessante dal punto di vista scientifico (per ovvi motivi), subdolo da quello clinico (non conoscendolo non sappiamo cosa possa causare).
Essendo un virus che si diffonde ormai da settimane (prima in una regione confinata, la Cina, poi in tutto il mondo), cominciamo ad avere qualche notizie in più. Certo, la valanga di notizie, pareri, opinioni e lanci d’agenzia non ha aiutato nessuno e parole come “epidemia”, “pandemia”, “zona rossa”, “quarantena”, sembrano uscite da un film apocalittico e possono fare paura, cosa che non giova. Ma allora, cosa sta succedendo? Cosa possiamo dire e cosa sappiamo oggi?

Sappiamo per esempio che la malattia causata da questo virus (si chiama Covid-19, CoronaVirus Disease) causa una sindrome simil influenzale con particolare coinvolgimento dei polmoni. Nei polmoni la malattia può causare una grave polmonite interstiziale che, in certi casi e soprattutto nelle persone a rischio, può essere persino letale. La classe che sembra più delicata e a rischio è quella degli anziani, dai 65 anni in poi con un rischio che aumenta parallelamente al’età (l’età media del decesso dei pazienti positivi al Coronavirus è 81 anni). Nei casi confermati in questa ondata epidemica quasi tutti (i due terzi) i decessi erano di persone con malattie preesistenti.

La letalità (numero di morti tra i contagiati) di questa malattia non è altissima ma nemmeno trascurabile, siamo attorno al 3,5% ma si tratta di un dato discutibile e sicuramente non preciso. Per capirci: molto probabilmente questo numero è in realtà molto più basso perché i contagiati sono solo quelli che risultano positivi al test per la presenza del virus. È molto probabile che molti (moltissimi?) positivi non sono mai stati rilevati perché con pochi sintomi e quindi non si sono mai resi conto di essersi ammalati. Se i contagiati (reali) fossero, come probabile, molti di più, la letalità sarebbe notevolmente più bassa (forse simile a quella dell’influenza stagionale). C’è da dire un’altra cosa importante, legata alle fasce d’età. Come ho scritto, questa malattia è più pericolosa per le persone più anziane (a maggior ragione oltre gli 80 anni). Se consideriamo la letalità per fasce d’età vedremo che negli over 80 avremo 10,9% di letalità (altissima), mentre nella fascia 0-65 anni di età è dello 0,5% (bassissima). Come notate, questi dati bisogna saperli leggere e, anche sapendolo fare, possono essere molto variabili.

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