E’ NATA UNA STELLA

Come un gatto soriano, s’incammina con movenze sinuose e guardinga, spia chi dai suoi gesti è attratto e, dalla sua immagine restano incantati.

Il suo pelo lungo e setoso non ha eguali e potrebbe esser paragonata a una femmina che, dondolando sui suoi passi, volge il capo indietro per chi, al suo passaggio non volge lo sguardo altrove ma catturato è, da lei, che ammaliante creatura è.

Poco di umano ha, ma divini devon esser stati i suoi natali e color che la generarono accolsero l’Olimpo a loro dimora.

Al sorgere del sole si lecca il musino con la zampina, molto delicatamente ricama con l’unghia la simulazione di un gesto mattutino.

Lo specchio ovale allungato sta, e deformato, occupa l’intera parete, un oggetto indispensabile per la sua vanitosa occupazione, che le rimanda l’immagine della donna più bella del mondo, senza pari, senza uguali.

Si sostituiscono ai languidi miagolii i suoi gorgheggi.

La sua voce modulata arriva con toni stereotipati a nascondere le parole con sussurri, e fingendo meraviglia, risponde al telefonino, ben conscia di chi, dall’altra parte del filo, voluttuosamente rapito è, dalla sua voce velata e misteriosa che fanno di lei una

“femme fatal”.

I suoi appuntamenti sono presi con meticolosa astuzia tra un via-vai e un fuggi e

rifuggi.

Come l’onda si ritrae  ai marosi, così i suoi incontri amorosi son come stelle del firmamento: numerosi ed evanescenti.

Cantan di lei gli artisti, compongono versi i poeti e la sua fantasia, autonoma si alimenta e su di un piedistallo sta, aspettando l’oscar che le donerà fama e ricchezza.

Il tappeto rosso si srotola ai suoi piedi, la corona è posta sul suo capo e nel lampo di un secondo il pubblico ha votato chi sarà, per un giorno, per un mese, reginetta del varietà e poi..chissà.

I suoi cuccioli tutti i giorni son accuditi e le sue cure effimere sono: al mondo son debitori di immagini e come trofei, obbligati sono, a mostrarsi.

Quei teneri batuffoli, il pelo han, morbido e setoso e il riflesso deve ostentare la lacuna di un vuoto interiore: non devono piangere, non devono ridere, ma il loro

cuore e la loro anima possono solo sorridere di queste creature piene di difetti che sono venute al mondo solo per errore.

Vanitosamente avanzano ne regno dei mortali per farsi ammirare.

Anch’essi, con la loro presenza, devon far parlare di lei e i cicalecci ruotano intorno a una mamma che non sa’ fare nulla da se’.

Il faticoso compito del compiacere non lascia spazio a pene, timori, rimorsi, lacune o ripensamenti.

Come ninfa che si posa sulla sua foglia e galleggia, così lei osa dove si posa senza lasciare traccia del suo passaggio

 

 

 

 

 

 

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